Lug 20

Elettrosmog

Con il termine elettrosmog si designa il presunto inquinamento elettromagnetico da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti, quali quelle prodotte da emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità (come gli elettrodotti della rete di distribuzione), reti per telefonia cellulare, e dagli stessi telefoni cellulari.

I Radioamatori e l’inquinamento elettromagnetico

Dato che i Radioamatori hanno a che fare con le radio trasmissioni è logico pensare, sia per la gente comune, che per il Radioamatore stesso, che tali trasmissioni siano fonte di inquinamento elettromagnetico.

Questo è in parte falso, o meglio lo è se gli impianti e gli apparati sono tutti conformi alle varie normative italiane ed europee in materia di sicurezza sulle radiotrasmissioni.

Il pericolo non sussiste nel caso il Radioamatore si attenga alle semplici trasmissioni in bande inferiori alle microonde (dal GHz in giù) con apparati, antenne e impianti fatti con materiali e strumenti di certificata provenienza (ovvero apparati acquistati e di marca conosciuta, con tanto di approvazione CEE (quella vera!) e approvazione del Ministero delle Comunicazioni). Il pericolo invece può esistere ed anche in forma notevole quando ci si cimenta nella autocostruzioni di apparati, specialmente in ambito microonde (dal GHz in su), ovvero nella parte superiore della banda VHF e ovviamente l’intera SHF.

 

Perché i Radioamatori non concorrono all’inquinamento elettromagnetico

Il secolo che si è chiuso e ancor di più quello nuovo in cui siamo entrati, può essere caratterizzato come il secolo dei grandi inquinamenti. E’ purtroppo fatale che il cammino dell’uomo verso nuovi traguardi tecnologici sia accompagnato da quello che orgogliosamente veniva definito “homo sapiens” oggi potrebbe ben essere definito “homo inquinans”, e a partire dai primi del ‘900 si è iniziato ad assistere a varie forme di inquinamento, col progressivo passaggio da una civiltà sostanzialmente “naturale” e con bassi utilizzi di macchine e sostanze derivate da lavorazioni e processi chimici ad una forma di sviluppo trainata da processi, lavorazioni o strumenti tecnologici avanzati.

Alle forme più “tradizionali” di inquinamento come quella dello scarico di scorie di lavorazioni velenose nei fiumi e nei mari, l’immissione di particelle nocive nell’aria, l’utilizzo di fertilizzanti chimici, si sono recentemente iniziate a studiare forme di inquinamento più “sottili” ma che forse ci riguardano più da vicino, come l’inquinamento luminoso e quello elettromagnetico.

E se noi, in gran parte, ci sentiamo lontani e giustamente denunciamo i grandi inquinamenti ambientali, che appaiono inutili e gratuiti, forse non ci rendiamo conto che siamo tutti in piccolo inquinatori quotidiani, ogni volta che accendiamo il telefonino cellulare o accendiamo la lavatrice di casa.

 

L’inquinamento elettromagnetico quotidiano

Negli ultimi anni si è verificato un sensibile aumento del livello di radiazioni elettromagnetiche presenti nel nostro ambiente, come risultato dell’enorme sviluppo delle comunicazioni, che hanno richiesto la creazione di una rete capillare di antenne trasmittenti e parallelamente le aumentate esigenze di utilizzo dell’energia elettrica, oggi motore insostituibile di ogni attività umana, ha richiesto il potenziamento della rete di trasmissione dell’energia elettrica, tramite elettrodotti o condutture sempre più diffuse.

E’ evidente che l’enorme aumento della qualità della vita deve fare i conti con un aumento dei rischi associati agli sviluppi tecnologici e sarebbe utopistico pensare che tutti i vantaggi derivati dalle nuove tecnologie non portassero anche qualche “rovescio della medaglia”.

E’ comunque interessante notare che verso l’inquinamento elettromagnetico c’è una forma di paura o di sospetto molto maggiore che verso le altre forme di inquinamento, sentimento questo in gran parte immotivato, ma che probabilmente trae origine dalla natura impalpabile e “misteriosa” delle radiazioni elettromagnetiche, ben diverse nell’immaginario comune da un sacco di lattine usate sparse su di un prato.

La scienza sta studiando i reali effetti sull’uomo delle radiazioni elettromagnetiche e anche se ben lontana da aver emesso sentenze definitive, molti studi hanno associato un aumento del rischio di alcune malattie con elevate e continue esposizioni a campi elettromagnetici, come quelli associati a linee elettriche, ad impianto radar e antenne per emissioni radiotelevisive di elevata potenza.

 

Il campo elettromagnetico

Prima di analizzare in qualche dettaglio le caratteristiche dei campi elettromagnetici, è necessario spendere qualche parola per caratterizzare la natura dei campi stessi.

I campi elettrici sono quelli prodotti dalle cariche elettriche e influenzano gli altri corpi carichi elettricamente, in essi immersi. Poiché la carica elettrica di un corpo può essere di segno positivo o negativo, i campi elettrici attraggono altre cariche di segno opposto e respingono quelle di segno uguale. L’intensità di questo effetto viene contraddistinto da un parametro detto tensione, che viene misurata in volt. Conseguentemente l’intensità di un campo elettrico viene misurata in volt/metro (V/m).

I campi magnetici sono generati da cariche elettriche in movimento, cioè dalla corrente. Quando una corrente (misurata in ampere) percorre un conduttore, genera un campo magnetico, che è proporzionale all’intensità della corrente stessa. L’intensità di un campo magnetico viene espressa in ampere/metro ma più spesso viene caratterizzata da una grandezza corrispondente che si misura in Tesla e nei suoi sottomultipli come il µT (microtesla) o il nT (nanotesla). Il fattore di conversione tra le due grandezze è 1µT = 0,796 A/m.

Tra il campo elettrico e quello magnetico esiste una relazione strettissima: ogni variazione di uno di essi provoca la variazione dell’altro. In questo modo un campo elettrico oscillante genera un campo magnetico variabile in direzione ad esso perpendicolare e viceversa. In questo modo i due campi strettamente legati prendono il nome di campo elettromagnetico.

Un campo elettrico oscillante genera nelle sue vicinanze un campo magnetico oscillante, che a sua volta produce un campo elettrico oscillante e così via. In questo modo nasce un’onda elettromagnetica che si propaga nello spazio trasportando energia e che ora ha una vita indipendente dalla causa che l’ha generata e che continua a muoversi nello spazio anche dopo che la particella originaria ha smesso di oscillare.

Le onde elettromagnetiche si muovono anche nello spazio vuoto (a differenza delle onde acustiche) e vengono misurate in watt al metro quadrato o più comunemente in milliwatt al centimetro quadrato (mW/cm2).

 

Lo spettro elettromagnetico

Da quanto visto nel capitolo precedente, tutti i campi oscillanti producono onde elettromagnetiche di cui il nostro mondo è oggi saturo. Per distinguere le varie onde, si è deciso di caratterizzarle dalla velocità di cambiamento del campo, cioè dalla frequenza di oscillazione dell’onda stessa.

Una vibrazione completa eseguita in un secondo ha la frequenza di un hertz (Hz) i cui multipli sono il kilohertz (kHz), il megahertz (MHz) e il gigahertz (GHz) a cui corrispondono rispettivamente, mille, un milione e un miliardo di cicli al secondo.

La frequenza è strettamente legata alla lunghezza d’onda cioè alla distanza che intercorre tra due picchi dell’onda tramite la relazione l = f x c e, dove l è la lunghezza d’onda espressa in metri, f la frequenza in Hz e c la velocità della luce.

Dalla relazione sopra vista ne segue che la lunghezza d’onda è inversamente proporzionale alla frequenza. L’insieme delle frequenze è detto spettro elettromagnetico e va dalla frequenza di 0 Hz, che corrisponde a quella generata da una corrente continua (quella di una normale pila) fino ai raggi gamma prodotti nelle reazioni stellari la cui frequenza è di miliardi di milioni di miliardi di Hertz.

Banda Frequenza     Sorgente
Corrente continua 0 Hz Batterie
Corrente alternata 10 – 500 Hz Linee corrente alternata
Onde lunghe 30 kHz – 300 kHz Trasmettitori LW
Onde medie 300 kHz – 3 MHz Trasmettitori OM
Onde corte 3 MHz – 30 MHz Trasmettitori MW
VHF 30 MHz – 300 MHz Trasmettitori FM
UHF 300 MHz – 3 GHz Trasmettitori TV cellulari
Microonde 3 GHz – 300 GHz Radar – satelliti
Infrarosso 300 GHz – 410 THz Luce infrarossa
Spettro visibile 410 THz – 750 THz Sole, illuminazione
Ultravioletti 760 THz – 30000 THz Sole, luce di sincrotrone
Raggi X >300000 THz Tubi per raggi X
Raggi gamma >3 milioni THz Acceleratori particelle

Le onde elettromagnetiche a frequenze più elevate (superiori a 10.000 THz, oltre quindi alle radiazioni luminose) vengono dette radiazioni ionizzanti, in quanto sono in grado di modificare la struttura della materia, spostando elettroni dalle loro orbite e quindi ionizzandoli.

Queste radiazioni di cui fanno parte i raggi X e i raggi gamma, sono quelle considerate da sempre più nocive alla salute dell’uomo, come è evidente dalle precauzioni prese durante una radiografia.

Le radiazioni a frequenze più basse e dette radiazioni non ionizzanti (NIR in inglese) anche se non modificano la materia vengono oggi studiate in particolare relazione a esposizioni molto lunghe e a livelli di campo assai elevati, si parla in questi casi di dose di radiazioni accumulate.

 

Gli effetti dei campi elettromagnetici

Nell’analisi degli effetti dei campi elettromagnetici sull’uomo relativi alla esposizione a radiazioni non ionizzanti è necessario distinguere tra radiazioni a bassa frequenza (ELF) e quelle a radiofrequenza e microonde. E’ inoltre necessario distinguere tra effetti a breve termine (e quindi transitori) e quelli a lungo termine.

I campi ELF sono quelli a 50 Hz legati alla generazione, alla distribuzione dell’energia elettrica e all’impiego degli utilizzatori ad essa collegata. Ci riferiamo in particolare alle linee aeree degli elettrodotti e all’utilizzo degli elettrodomestici all’interno delle abitazioni e negli uffici.

Gli studi effettuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno ad oggi escluso un qualsiasi danno apprezzabile alla salute come effetto all’esposizione a campi elettromagnetici a 50 Hz. Per quanto riguarda le conseguenze a breve termine derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici e radiofrequenza, le ricerche scientifiche dell’OMS hanno evidenziato sostanzialmente effetti di natura termica.

Poiché le radiazioni elettromagnetiche di frequenze più elevate (superiori a qualche centinaio di MHz) vengono in gran parte assorbite dai tessuti biologici, l’energia associata all’onda viene depositata nei tessuti sotto forma di calore. Questo provoca un aumento di temperatura dei tessuti interessati, effetto naturalmente contrastato dai normali sistemi di protezione del corpo (vasodilatazione) che provvedono a smaltire il calore in eccesso. Le prove sperimentali effettuate hanno indicato che un aumento di un grado di temperatura corrisponde ad un assorbimento dei tessuti di circa 4 W/kg che possono essere generati da un campo elettrico di 200 V/m, riscontrabile a pochi metri da un trasmettitore televisivo da 10.000 W.

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine si è voluto analizzare se una dose continua di radiazioni a radiofrequenza potesse avere effetti di tipo tumorale sui tessuti. I risultati pubblicati ad oggi da parte dell’OMS non hanno in alcun modo evidenziato alcuna possibile causa di tumori associabile a continue esposizioni con campi a radiofrequenza.

Ovviamente il non aver dimostrato che le emissioni a radiofrequenza non abbiano effetti direttamente nocivi sulla salute degli esseri viventi, non esclude che una regolamentazione ed una certa cautela vada utilizzata nello studio degli insediamenti di antenne trasmittenti di grande potenza e nell’utilizzo di apparecchi portatili come telefoni cellulari e ricetrasmettitori per uso personale (radioamatoriali o CB).

 

I radioamatori e le emissioni a radiofrequenza

I radioamatori italiani dopo aver superato un esame ministeriale ottengono l’autorizzazione a trasmettere su varie frequenze con una determinata potenza massima. Le frequenze assegnate vanno dalle onde corte (1.8 MHz) alle microonde (24 GHz) anche se il grosso del traffico avviene tra 3.5 e 432 MHz.

La potenza massima di alimentazione allo stadio finale del trasmettitore può essere di 300 W che mediamente corrisponde ad una potenza disponibile all’antenna di 100 – 150 W. Per quanto riguarda i ricetrasmettitori portatili, operano su frequenze di 144 e 432 MHz con potenze tra 0.5 e 5 W. Per questi ultimi, che possono essere confrontabili ai telefoni cellulari anche se le frequenze più basse di utilizzo riducono drasticamente gli effetti di assorbimento, possiamo parlare di effetti di riscaldamento limitati ad una zona di pochi centimetri nell’intorno dell’antenna che quindi hanno effetto solo sull’operatore stesso.

Date le potenze e le frequenze utilizzate, gli effetti termici sono assolutamente trascurabili e comunque inferiori a quelli dei telefoni cellulari per i quali comunque viene ad oggi escluso un effetto nocivo sulla nostra salute.

Qualche preoccupazione è stata sollevata in qualche caso, con riguardo alle emissioni di apparati più potenti collegati ad antenne poste sui tetti delle case.

Queste antenne operano sostanzialmente sulle frequenze corrispondenti alle onde corte, dove l’assorbimento dell’energia a radiofrequenza da parte dei tessuti è trascurabile (ricordiamo che l’assorbimento è proporzionale alla frequenza e diventa significativo per frequenze superiori al GHz, quindi 100 volte più alte di quelle usate dai radioamatori in onde corte). Inoltre abbiamo visto che il campo elettromagnetico varia in proporzione inversa al quadrato della distanza dell’antenna. Facendo una semplice simulazione, un trasmettitore che generi in antenna la potenza di 100 W produce un campo di circa 0,025 W/m2 a 20 metri e quindi all’interno di un locale sottostante l’antenna, tenuto conto degli assorbimenti nei muri, a stento raggiungeremmo la densità di potenza di 0,001 W/m2. Questo valore è 2000 volte inferiore a quello prescritto come limite dal Decreto Interministeriale del 2/1/1999, previsto per una esposizione continua di 4 ore al giorno.

 

Conclusioni

Fra non molto la nuova Legge Quadro sull’inquinamento magnetico ed elettromagnetico (D. di L. n. 4816) verrà emanata, e successivamente vedrà la luce anche il regolamento applicativo.

Come già accaduto con l’emanazione del D.M. 381/98, è prevedibile che la norma non faccia alcuna distinzione tra le varie fonti di radiofrequenza, limitandosi ad indicare i tetti massimi di radiofrequenza consentiti oltre ad obblighi burocratici di varia natura.

Tuttavia, uno degli elementi determinanti, agli effetti dell’inquinamento elettromagnetico, è l’elemento temporale, ossia la durata delle emissioni, elemento che distingue notevolmente le stazioni radioamatoriali da tutte le altre emittenti radiotelevisive e dagli impianti per telefonia fissa e mobile.

In effetti, questi ultimi impianti irraggiano nell’etere senza soluzione di continuità, per 24 ore al giorno per 365 giorni dell’anno, ed è comprensibile che proprio la continuità sollevi timori sulla possibile dannosità della radiofrequenza, mentre quelli radioamatoriali operano in maniera occasionale e saltuaria, che è caratteristica propria di tale Servizio.

Infatti il “Servizio di Amatore” viene definito dalla I.T.U. (International Telecommunication Union) come Servizio di istruzione individuale senza scopo di lucro, per cui viene svolto da persone autorizzate dallo Stato (che accertata la capacità tecnica, rilascia una apposita autorizzazione), per motivi dilettantistici e non professionali, le quali dedicano all’attività esclusivamente parte del proprio tempo libero.

Non va dimenticato che attualmente l’attività ha assunto anche aspetti socialmente rilevanti per i continui interventi in materia di protezione civile.

Le comunicazioni avvengono in simplex, ossia quando vi è emissione di segnali non vi può essere ascolto e viceversa. Ne consegue che, anche nella remota ipotesi che i limiti attualmente previsti possano essere superati, l’effettiva durata dell’emissione, normalmente inferiore ai sei minuti, interessa solo una parte del tempo impiegato in tale attività, perché la maggior parte di questo è necessario per la ricerca dei segnali dei corrispondenti e quindi, essendo la stazione in fase di ricezione, non vi è alcuna emissione di radiofrequenza.

Inoltre vi è da notare che i contenuti dell’informazione, oggetto dell’emissione, sono limitati alla comunicazione dell’indicativo internazionale di chiamata, al rapporto di ascolto ed alle condizioni di trasmissione, mentre la diffusione di informazioni e notizie che abbiano rilevanza è rigorosamente vietata. Per questi motivi l’emissione deve necessariamente essere di breve durata e comunque mediamente non superiore ai sei minuti, pertanto anche l’ipotetico caso del superamento dei limiti non comporterebbe un aumento della pericolosità.

Comunque la legge che disciplina il Servizio, impone la tenuta del quaderno di stazione sul quale devono essere annotati data ed ora del collegamento, la durata, la potenza di emissione e la frequenza utilizzata, per cui esiste una reale possibilità di controllo sulle emissioni.

Al contrario di altri impianti radioelettrici, non esiste concentrazione di installazioni ed il loro censimento può essere attuato con immediatezza, in quanto la loro ubicazione è ben nota al Ministero delle Comunicazioni, Organo che rilascia le autorizzazioni e qualsiasi mutamento relativo alla dislocazione, deve essere preventivamente autorizzato dallo stesso Ministero.

E’ prevedibile che la Legge richieda a coloro che sono autorizzati ad installare ed a gestire impianti fissi di telecomunicazioni la presentazione di materiale informativo, come ad esempio planimetrie, dichiarazioni di professionisti, certificazioni varie, documenti che hanno costi elevati, i quali, se possono sicuramente essere assorbiti da soggetti che operano per scopi commerciali, spesso con una pluralità di reti, costituirebbero un onere insormontabile per dei singoli privati che non hanno alcun interesse economico e che spesso sono chiamati ad operare nell’interesse della collettività e dello Stato.

Riteniamo pertanto che sussistano validi motivi per sostenere un principio discriminante a beneficio di questa categoria, soprattutto tenendo conto della limitazione temporale delle emissioni che è una peculiare caratteristica di tale attività.

Fonte IK6IHU

 

Lug 19

Codice RST

Durante un QSO (conversazione tra radioamatori) risulta utile poter esprimere in modo chiaro e semplice la qualità della comunicazione (intesa come intelligibilità ovvero la possibilità di intendere le frasi ascoltate senza difficoltà di comprensione o equivoco) come anche l’intensità del segnale radio ricevuto.

Per tale scopo, nel 1934, fù inventata una codifica che riportasse la qualità della comprensibilità (R), l’intensità del segnale (S) e, per la sola radiotelegrafia, la nota (T), da cui il nome RST; ovviamente nel caso di collegamenti solo voce, la codificazione T non si può utilizzare e quindi si ha solo il codice RS.

                                         R- Comprensibilità

Valore Descrizione
1 Incomprensibile
2 Appena comprensibile. Si distingue solo qualche parola ogni tanto
3 Comprensibile con considerevole difficoltà
4 Comprensibile sostanzialmente senza difficoltà
5 Perfettamente comprensibile

                                        

                                        S – Segnale (intensità) 

Valore Descrizione
1 Segnali debolissimi, appena percettibili
2 Segnali molto deboli
3 Segnali deboli
4 Segnali discreti
5 Segnali discretamente buoni
6 Segnali buoni
7 Segnali moderatamente forti
8 Segnali forti
9 Segnali fortissimi

                                        

                                        T – Tono (CW)

Valore Descrizione
1 Nota estremamente ronzante e gorgogliante
2 Nota assai ronzante di AC (corrente alternata), senza traccia di musicalità
3 Nota ronzante di AC di tono basso, leggermente musicale
4 Nota piuttosto ronzante di AC, discretamente musicale
5 Nota modulata, musicale
6 Nota modulata, leggera traccia di fischio
7 Nota quasi DC (corrente continua), leggero ronzio
8 Buona nota DC, appena una traccia di ronzio
9 Nota purissima di DC

Lug 15

MESSAGGIO DI ALLERTAMENTO METEO

MESSAGGIO DI ALLERTAMENTO PER PREVISIONI METEOROLOGICHE AVVERSE DAL MATTINO DI DOMANI, DOMENICA 16 LUGLIO 2017, PER LE SUCCESSIVE 24-36 ORE, SI PREVEDONO VENTI FORTI SETTENTRIONALI, CON RAFFICHE DI BURRASCA.
POSSIBILI MAREGGIATE LUNGO LE COSTE ESPOSTE.

Lug 08

ATV – Amateur TeleVision

Il modo ATV,  Amateur TeleVision, riguarda la trasmissione di vere e proprie immagini televisive, complete di audio. Il segnale viene modulato secondo lo stesso schema utilizzato dalle trasmissioni televisive via satellite di tipo analogico (ormai soppiantate da quelle digitali): video in FM ed audio su sottoportanti, anch’esse in FM. La larghezza di banda necessaria ad un simile segnale è compresa tra i 20 ed i 30 MHz e quindi la prima banda utilizzabile è quella dei 23 cm, visto che più in basso non c’è abbastanza spazio contiguo. Un vantaggio di questa banda è dato anche dal fatto che si possono utilizzare per la ricezione dei normali ricevitori satellitari analogici, disponibili a bassissimo prezzo sul mercato dell’usato. La frequenza di ingresso di questi ricevitori è infatti compresa in genere tra 950 MHz ed oltre 2 GHz, comprendendo l’intera banda amatoriale dei 23 cm. Sono molti anni che si fanno sperimentazioni per la ATV digitale.

 

Lug 07

PROPAGAZIONE DELLE ONDE ELETTROMAGNETICHE

L’attività di radioamatore è molto influenzata dalla propagazione delle onde radio. Questo avviene soprattutto sulle bande denominate HF  che si estendono da 1.8 Mhz fino ai 30 Mhz ed anche oltre. In particolari periodi dell’anno anche le frequenze superiori possono essere riflesse fino a diverse centinaia o migliaia di chilometri permettendo collegamenti internazionali altrimenti impossibili. Le condizioni climatiche e l’attività solare sono altri fattori che  influenzano tale fenomeno. Le onde elettromagnetiche, una volta irradiate dall’antenna trasmittente, possono raggiungere l’antenna ricevente in quattro modi come:

a) onda terrestre o onda di superficie;

b) onda spaziale diretta;

c) onda spaziale riflessa dalla ionosfera;

d) onda spaziale riflessa dai satelliti.

Onda terrestre o di superficie

L’onda terrestre si ha quando le antenne Tx e Rx si trovano vicino al suolo, ad altezza relativamente piccola nei confronti della lunghezza d’onda della frequenza emittente ed entrambe le antenne sono polarizzate verticalmente. Questo tipo di onde si propaga rasente al suolo, seguendo la curvatura della superfice terrestre.
Il percorso che esse possono compiere è essenzialmente limitato dall’assorbimento di energia esercitato dal suolo. Il suolo in parte assorbe ed in parte riflette le onde che si propagano lungo di esso.
L’attenuazione subita da queste onde è tanto maggiore quanto più è elevata la frequenza del segnale e pertanto l’onda terrestre viene impiegata per la radiodiffusione ad onde lunghe e medie. Le onde lunghe (a bassa frequenza) possono compiere percorsi anche di 1500 Km.

Onda spaziale diretta

L’onda spaziale diretta si ha quando le antenne Tx e Rx si trovano ad una altezza superiore rispetto alla lunghezza d’onda del segnale trasmesso. L’altezza sarà tale che le antenne si potranno considerare a “distanza ottica” (nel senso che quella tx “vede” quella rx ). Le onde dirette vengono di solito impiegate per frequenze superiori ai 30 MHz (detta frequenza critica ), cioè con lunghezza d’onda inferiore a 10 metri e quindi nelle trasmissioni TV e radio FM.

Onda spaziale riflessa dalla ionosfera

Le onde ionosferiche non raggiungono direttamente l’antenna Rx, ma provengono dall’alto dopo essere state riflesse dalla ionosfera. La riflessione avviene perchè queste onde hanno frequenza inferiore alla frequenza critica di 30 MHz.
La terra non è circondata completamente dal vuoto, ma da un grande involucro d’aria detto atmosfera, che a sua volta si distingue in:
troposfera (dalla crosta terrestre fino a circa 16 Km di altezza con temperature da + 15°C fino a – 55°C );stratosfera (da 16 Km a 60 Km, con temperature da – 55°C a 0°C , poi a + 50°C ed infine di nuovo a -75°C ); ionosfera (oltre i 60 Km con temperature da – 75°C a + 1000°C );
esosfera (oltre i 480 Km ).Nella ionosfera si individuano poi gli strati: D ( da 60 a 80 Km ), presente solo di giorno, E ( da 90 a 130 Km), F1 (da 180 a 220 Km ), F2 (da 220 a 500 Km ). Durante la notte gli strati F1 ed F2 si uniscono in un unico strato F localizzato tra 250 e 350 Km. La ionosfera viene così chiamata perchè quando quella zona di atmosfera viene ad essere colpita dalle radiazioni ultraviolette emesse dal sole diviene ionizzata. La ionizzazione varia nell’arco della giornata (è massima a mezzogiorno) e nell’arco delle stagioni (è massima d’inverno).
Gli strati prima citati sono caratterizzati da un diverso grado di ionizzazione e tra quelli più bassi vi sono fasce di separazione a bassa ionizzazione che modificano l’angolo di rifrazione dell’onda. Quando l’onda elettromagnetica emessa dal Tx penetra in zone successivamente più ionizzate, subisce spostamenti rispetto alla sua traiettoria normale tanto più rilevanti quanto più intensa è la ionizzazione.
Quando la deviazione subita dall’onda incidente raggiunge e supera i 90° , essa non può più penetrare nello strato ionizzato e viene da questo totalmente riflessa.
L’onda riflessa, attraversando, nel suo ritorno alla terra, strati successivamente meno ionizzati, modifica la direzione, rendendola piano piano rettilinea, in modo da uscire dallo strato riflettente con un angolo pari a quello incidente. La riflessione totale di un’onda a radiofrequenza, da parte dello strato ionizzato, dipende oltre che dalla frequenza del segnale, dalla densità di ionizzazione degli strati atmosferici e dall’angolo di incidenza nella ionosfera.

Onda spaziale riflessa dai satelliti

L’onda spaziale riflessa dai satelliti si ha quando (come nel caso della curva 5 ma, questa volta, volutamente) un segnale viene inviato nello spazio con un angolo incidente molto piccolo ed indirizzato in punto preciso dello spazio in cui è allocato un “satellite geostazionario” .
Il satellite, mantenendo rigorosamente costante la posizione nei confronti della terra, si comporta come se fosse un’antenna di enorme altezza (circa 36.000 Km ) capace di “riflettere” il segnale verso la terra.
Il satellite si comporta in effetti come antenna ricevente RX per i segnali che giungono da Terra e da antenna trasmittente Tx per i segnali che da essa vengono poi irradiati verso Terra. La ricezione a terra dei segnali radiotelevisi irradiati da satelliti da parte di impianti fissi è possibile solo se i satelliti appaiono immobili nello spazio. Ciò accade quando essi descrivono orbite di rivoluzione circolari e caratterizzate da una velocità angolare corrispondente a quella terrestre.
Una tale orbita, detta geostazionaria (vedere figura sotto), è caratterizzata da un raggio di circa 42.106 Km dal centro della terra, vale a dire circa 35.800 Km dalla superficie terrestre. Su quest’orbita, la forza di attrazione esercitata dalla terra sul satellite è perfettamente bilanciata dalla forza centrifuga conseguente alla velocità angolare di 1 giro/giorno; la velocità di spostamento del satellite sull’orbita geostazionaria è pari a circa 11.000 Km/h.
La posizione del satellite sull’orbita geostazionaria, detta “fascia di Clark” (dal nome dello scienziato che per primo, nel 1945, ipotizzò la possibilità di un servizio radiotelevisivo “mondiale” tramite tre satelliti distanti 120°), è misurata in gradi rispetto al meridiano di Greenwich, con segno negativo a Ovest e positivo a Est di questo.

 

Lug 06

EchoLink cos’è e come funziona

Anzitutto la premessa: il radioamatore è sperimentatore, è progressista, è curioso. Non si deve perciò fossilizzare sulle concezioni storiche della radio e del collegamento radio rifiutando ogni aspetto e ogni variazione proposta dalla tecnologia moderna.

Come telegrafista, io per primo concordo che occorre salvaguardare i valori del collegamento radio il più possibile realizzato con mezzi a volte poveri, e indipendenti dalle grandi compagnie di Telecomunicazione che lavorano per interesse. Per questo passo ancora le serate, e qualche nottata, a caccia del debole segnalino telegrafico, da decodificare ad orecchio.

Tuttavia la modernità ci pone di fronte a sistemi di comunicazione che sarebbe sciocco ignorare e rifiutare a priori, se non altro per puro interesse conoscitivo, per sperimentare e capire perché funzionano, per studiarne tutte le possibili applicazioni, per utilizzarli se si rivelano comodi e utili.

In questo quadro va visto il sistema Echolink, e altri sistemi come il Packet-Cluster, il WSJT o il DSP.

Echolink sfrutta le possibilità date dalla rete internet per consentire ai radioamatori di parlare tra di loro a distanze comunque grandi, usando le piccole radio VHF o UHF in FM di cui tutti ormai disponiamo. La figura qui sotto è l’esempio lampante di un collegamento Echolink:

Un radioamatore si muove in auto in un’area “A”  (supponiamo in provincia di Parma) e via radio raggiunge la stazione di accesso “A”. Questa stazione di accesso, detta “NODO” , è collegata via internet ad una stazione “B” paritetica, sita in qualsivoglia posto del mondo purché dotato di accesso ad internet. Nell’area “B”(supponiamo a New York) si muove l’auto “B”  con il radioamatore a bordo;  i due possono comunicare tra loro come se parlassero attraverso un ripetitore locale !

Questo nella forma più semplice; è anche possibile connettere tra loro più nodi in modo da comunicare simultaneamente con ogni parte del mondo; ciò non è possibile in HF in quanto la propagazione, se è aperta per le Americhe non è aperta per l’Australia  o il Giappone, quindi ben difficilmente queste aree possono parlare tra di loro nello stesso momento in onde corte.

Pensiamo a come può essere bello conversare, comodamente dalla propria auto, con l’emigrato in Argentina e con quello a Sydney… mentre noi andiamo al lavoro lui ne torna, oppure mentre noi pranziamo e lui si è appena svegliato.

Certo, può assomigliare molto ad una conversazione telefonica, ma mantiene il fascino della radio, ne mantiene le caratteristiche (non è full-duplex!) ed è, come ogni cosa da buon OM, gratuita.

DESCRIZIONE TECNICA DEL FUNZIONAMENTO

Per usare il sistema da utente occorre solo una radio RTX in FM, meglio se dotata di un microfono in grado di emettere i toni DTMF. Per realizzare un nodo, occorre invece connettere un apparecchio radio ad un computer che abbia accesso ad internet. L’apparecchio radio riceve i segnali nella sua area di copertura, e li passa, attraverso la presa dell’altoparlante esterno, al computer, che li accetta dal suo ingresso LINE-IN nella scheda audio.

Il computer tramite un apposito programma in tecnologia VOIP (Voice Over IP) digitalizza la voce e la fa viaggiare su internet fino al computer corrispondente ove vi sarà una stazione del tutto uguale che provvederà a ritrasformare il segnale da digitale in analogico e a renderlo disponibile all’ingresso microfonico di un apparato radio trasmittente, di cui si gestirà anche il PTT tramite un’apposita interfaccia.

OSSERVAZIONI SUL SISTEMA FISICO

L’apparato radio può essere un apparato qualunque, in AM, FM, SSB, non ha importanza; tuttavia per ovvie ragioni di comodità si scelgono apparati in FM in VHF o UHF.

Le operazioni si possono svolgere in una frequenza diretta oppure la radio può operare come un ripetitore, o utilizzarne uno già esistente.

Il problema dell’utilizzo di una frequenza diretta esiste se nella nostra zona operano 2 OM, che tra loro non si sentono, ma entrambi ricevono e possono impegnare la radio del nodo.

In questa situazione è facile che accada che un QSO non possa stare in piedi in quanto i due OM non si sentono tra di loro, ma entrambi sentono la stazione DX che arriva da internet…

L’utilizzo di una frequenza diretta può essere fatto quindi solo da stazioni a basso traffico locale (un OM per volta, o gruppi di OM vicini  tra loro che si sentono bene in diretta).

Per risolvere questo problema la radio del NODO deve invece operare su un ripetitore o essere lei stessa un ripetitore. In questo caso, ogni stazione locale passa dal ripetitore e viene ricevuta sicuramente da tutte le altre stazioni locali; ovviamente anche la stazione DX verrà ripetuta dal ripetitore e resa così ascoltabile da tutti.

 

GESTIONE DELLE POSSIBILITA’ DI COLLEGAMENTO

Viene ora spontaneo chiedersi come si può collegare il nodo di New York piuttosto che quello di Sydney. Gli inventori del sistema, e realizzatori del programma Echolink, hanno pensato di utilizzare un sistema di numerazione quasi telefonico. Ad ogni nodo, che per essere tale deve ottenere l’abilitazione del comitato di Echolink, viene assegnato un numero di 4 o 5 o 6 cifre.

Tale numero sarà il suo numero identificativo. Per connettere un nodo remoto, dovrò comporre tale numero utilizzando un microfono DTMF e trasmettendo i toni alla radio del nodo locale. E’ ovvio che devo conoscere il numero che devo comporre, ed una sorta di “elenco telefonico” dei nodi attivi è disponibile in internet nel solito sito www.echolink.org/logins.asp .

E’ possibile definire dei codici di chiamata abbreviati, così nel nodo di Parma IZ4GJJ-R abbiamo trovato 30 nodi interessanti e abbiamo associato loro dei numeri brevi, da 70 a 99. La lista completa la trovate a fondo pagina. E’ così possibile connettersi al nodo – per esempio- di Lecce (che sarebbe 225077) digitando solo 80.

ESEMPIO:

mi trovo in auto nella zona coperta dal nodo IZ4GJJ-R, e voglio parlare con i radioamatori di Sydney. So che il nodo VK2BGL-L ha il numero 1484.

Tramite il microfono DTMF compongo 1484 e attendo che il sistema mi risponda, con una voce sintetizzata dal computer del nodo, con le parole “CONNECTED TO VK2BGL-LINK”.

Da questo momento la mia voce viene ripetuta in Australia e se vi è un radioamatore australiano in ascolto sulla frequenza di VK2BGL (che è 146.550 per la cronaca), egli mi può rispondere e possiamo fare il nostro bel QSO.

Allo stesso modo posso connettere anche altri nodi, di cui conosco il numero identificativo, e fare un QSO multi-nodo come dicevamo prima.

Occorre tenere a mente che il segnale impiega qualche secondo per viaggiare via internet e venire ritrasmesso nel nodo di destinazione, quindi tra un passaggio e l’altro è buona norma attendere circa 3 secondi, per consentire ad altri utenti di entrare nel QSO.

Alla fine del QSO, è buona norma disconnettere i nodi che si sono connessi, dando l’apposito comando (in genere #); in questa maniera si lascia libero e “sganciato”  il nodo per il prossimo utilizzatore.

 

ALTRI COMANDI

posso inviare altri comandi al nodo, sempre con la tastiera DTMF; i più usati sono

0 8  : la voce del computer mi risponde elencando i nodi e le stazioni attualmente connesse al nodo interrogato

*   : la voce del computer mi risponde con il nominativo del nodo interrogato

#   : disconnette l’ultima stazione connessa

0 9 : riconnette l’ultima stazione disconnessa

 

FUNZIONI DEL SYSOP

Il gestore del nodo è bene che possa intervenire in tempi rapidi per risolvere alcune situazioni non simpatiche che si possono creare. Tali situazioni sono prevalentemente di correzione di errori operativi di operatori sprovveduti; può accadere che il nodo resti connesso ad altri nodi, percui si sentono QSO che non interessano. Può accadere anche che attraverso qualche nodo arrivino connessioni a gruppi di nodi (denominate “conferenze”) non volute. In questi casi, il sysop può, agendo sul computer del nodo, disconnettere gli intrusi e regolamentare il traffico.

Nel nodo IZ4GJJ-R, ciò è possibile in quanto Mirco ha completo e quasi immediato controllo del PC, anche tramite programma PCAnywhere che ne permette il controllo da remoto.

 

OPERAZIONI DAL COMPUTER DI CASA

Qui si va nella parte meno radioamatoriale…. ogni radioamatore in possesso di nominativo può richiedere di poter usare il programma Echolink dal computer di casa (USER). Tramite questo programma si possono fare QSO parlando nel microfono del computer e ascoltando il corrispondente dalle casse del PC.  Ci si può connettere ad altri OM USER e quindi fare QSO puramente via internet (triste, dal punto di vista radioamatoriale)… oppure si possono connettere nodi LINK o REPEATER in modo da parlare con gli OM che accedano a  quel nodo via radio.

 

IL PROGRAMMA

La videata principale del programma, sia quello per USER che quello per SYSOP,  è la seguente:

Nella parte sinistra dello schermo sono elencati i continenti, e al loro interno le nazioni; selezionandone una, nella lista a centro schermo appaiono le stazioni collegabili in quel momento. Appaiono con l’icona della faccina le stazioni USER (cioè un singolo radioamatore che utilizza il computer di casa); con l’icona della catena le stazioni LINK (stazioni radio funzionanti su una frequenza diretta); con l’icona degli ingranaggi le stazioni REPEATER (stazioni radio funzionanti come – o connessi con – un ponte ripetitore).

Sempre dalla parte sinistra dello schermo, accedendo alla cartella “Node Types” è possibile collegarsi alle conferenze, che sono gruppi di nodi interconnessi tra loro.

Nella parte destra dello schermo, in alto, vi è – una volta connessi ad un nodo –  l’elenco delle stazioni connesse in quel momento a quel nodo, mentre in basso una finestrella consente l’invio di brevi messaggi di testo alle altre stazioni connesse.

NOTE PER L’USO DAL PROPRIO PC

Il programma va scaricato da internet; è necessario scaricarlo da internet, e non copiarlo da un amico, perché il nostro nominativo deve venir abilitato all’uso del programma, e ciò si ottiene dalla pagina di download ufficiale. Una volta installato il programma, occorre avviarlo ed inserirvi il proprio nominativo, ma poi bisogna pazientare un paio di giorni per vederlo funzionante, fin quando il nostro nominativo verrà attivato e riconosciuto dal sistema.

Il programma per funzionare richiede l’accesso incondizionato ad internet. Non ci sono problemi se possediamo un modem 56K o ADSL, mentre se usiamo un router occorre impostare che il programma echolink deve poter “passare”; per fare ciò è necessario specificare che le porte UDP 5198 e 5199,  e la porta 5200 TCP, devono essere aperte. Riferirsi ad un conoscitore di reti per configurare correttamente questi parametri. Se poi utilizziamo Windows XP con service-pack 2 e firewall abilitato, o un altro firewall software come ZoneAlarm, occorre specificare anche al firewall che il programma echolink deve poter passare. Ciò non costituisce una falla nella sicurezza perché non è possibile che entrino virus o malware  nel computer tramite echolink.

ULTERIORI INFORMAZIONI

Nel sito ufficiale www.echolink.org si trova tutto ciò che occorre sapere su Echolink, naturalmente in lingua inglese. Anche il sito http://www.ukirlp.co.ukcontiene molte informazioni.

Fonte:  — ARTICOLO A CURA DI  BUSSONI  VITTORIO  IK4CIE —

Giu 14

Parlano di noi su…….. U.R.I.

Segnalo un ottimo articolo scritto dal Presidente della sezione U.R.I. “Vincenzo CIACCO I8CCD” Città di Mendicino (CS) il quale presenta il nostro progetto radio presente e futuro.

All’interno dell’articolo troverete tutte le specifiche e la descrizione del sistema conferenza CALABRIA, Radio Link Calabria.

Cliccando quì puoi scaricare la rivista QTC del mese di Giugno, edita dall’U.R.I. Associazione Unione Radioamatori Italiani.

Buona lettura.

 

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